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  • Benvenuto!

    Microrganismi facili è un progetto ideato da me, Enrico Pinali, un perito agrario che sta curando con successo da oltre 7 anni lo sviluppo della divisione Green di Ipag. Lo sviluppo della mia attività mi ha portato a studiare temi legati alla salute dell’ambiente, lo sviluppo di infestanti aliene ed il corretto utilizzo di prodotti naturali o comunque a basso impatto ambientali. Mi interfaccio giornalmente con operatori del verde, produttori di fiori, piante e zolle di prato. Mi interfaccio anche con progettisti o funzionari di pubbliche amministrazioni collaborando nella parte progettuale dedicate alla realizzazione di opere a verde.

    La recente evoluzione normativa ci porta a ripensare il nostro modo di lavorare andando ad utilizzare frequentemente microrganismi o comunque estratti naturali con un profilo tossicologico basso che, come tutte le novità, si prestano ad un contesto lavorativo confuso e difficile. L’idea è quindi quella di condividere le esperienze per cercare di fare un po’ di chiarezza sul loro corretto uso e la reale efficacia. Più in generale mi piacerebbe concentrarmi su tutti gli aspetti legati al rispetto dell’ambiente antropizzato.

  • Ma davvero i microrganismi funzionano ?

    Oggi vediamo di parlare dei risultati fin qui ottenuti attraverso l’utilizzo dei microrganismi e le condizioni in cui sono stati utilizzati.

    Il primissimo aspetto da prendere in considerazione per poter valutare l’effettivo risultato è l’obbiettivo. Quale risultato si vuole ottenere attraverso l’uso dei microrganismi ? La definizione dell’obbiettivo è importante perché permette di misurare correttamente il risultato in termini quantitativi ed economici .

    Ritengo sia opportuno quindi fare una lista di quali sono gli obbiettivi raggiungibili a patto di utilizzare correttamente i prodotti. Mai come nell’ultimo periodo la modalità, la tempistica, la temperatura, l’umidità sono delle forti discriminanti sul risultato che andiamo ad ottenere.

    Ma dove possiamo quindi indirizzarci per ottenere i migliori risultati ?

    • Radici
    • Terreno
    • Foglia
    • Colore
    • Qualità del fiore o del frutto

    Ogni singolo punto può essere notevolmente migliorato ma è fondamentale considerare il punto di partenza. In altre parole una pianta con segnali di stress può essere curata mentre una pianta malata merita una analisi più approfondita.

    Le condizioni delle radici sono spesso condizionate dallo stato del terreno dove sono, foglia colore e qualità sono sono comunque elementi che vengono condizionati dallo stato di salute delle radici. L’errore che spesso viene fatto è quello di andare a concimare , biostimolare la pianta senza minimamente considerare il terreno.

    Spero sia chiaro quindi che un attenzione particolare va dedicata al terreno in quanto è spesso l’elemento causale di stress abiotici o comunque biotici che possono influire sulla salute della pianta. Per usare un paragone a tutti chiari possiamo dire che : Il ruolo del terreno è quindi paragonabile al ruolo del nostro apparato digerente che , in funzione di quello che noi mangiamo, risponde. Il modo in cui risponde è comunque condizionato dal suo “stato”.

    Quali sono quindi le caratteristiche del terreno ?

    • eccesso di compattazione
    • eccesso di umidità
    • scarsa componente organica
    • basso scambio cationico

    Dovrebbe essere chiari quindi che le soluzioni sono altrettanto varie e vanno calibrate in funzione della dimensione del problema .

    Acidi umici, amminoacidi, microrganismi, estratti e ammentanti sono tutti elementi che possono migliorare le caratteristiche del terreno e quindi necessitano un approfondimento “verticale”. Nelle prossime mail affronteremo quindi gli elementi che migliorano e stabilizzano le caratteristiche del terreno.

  • La sostanza organica da vita al terreno

    La parte microbiologica, insieme alle condizioni fisiche, sono i due elementi fondamentale che determinano la sua fertilità. La scorsa volta abbiamo parlato dei singoli microrganismi oggi vediamo cosa serve per farli durare più al lungo.

    La parte organica è fatta appunto di sostanza organica e microrganismi, che viaggiano sempre insieme al punto che , in assenza di sostanza organica, i microrganismi possono morire o “fermarsi”.

    Una precisazione che potrebbe sembrare scontata ma troppo spesso viene dimenticata cercando di utilizzare diversi tipi di microrganismi senza preoccuparsi della quantità e della qualità della sostanza organica necessaria a farli vivere più a lungo. 

    Ma perchè la parte microbica è così importante nel terreno ? Tutti sappiamo della capacità di contenere patologie fungine e insetti ma pochi sanno anche che : 

    • inducono la resistenza delle piante 
    • promuovono lo sviluppo dell’apparato radicale 
    • aumentano assorbimento del ferro 
    • accelerano la mineralizzazione della sostanza organica
    • …. 

    Per permettere ai microrganismi di fare tutto questo abbiamo però bisogno di un ambiente ottimale per promuovere il loro sviluppo che deve essere composto da una buona struttura ed una buona presenza di sostanza organica in modo da ottenere le migliori condizioni possibili di umidità e temperatura. 

    Ma se questo non avviene ? Cosa bisogna fare ? 

    Per prima cosa aggiungere Biochar o Zeolite granulare che ottimizzano: la gestione dell’acqua, la struttura del terreno nel lungo periodo, le condizioni di sviluppo dei microrganismi e lo scambio cationico del terreno. Fatto questo possiamo iniziare ad usare dei microrganismi, come “microrganismi effettivi” che mantengono l’equilibrio microbico o funghi come Metarhizioum, Trichoderma, Bacillus . Funghi e batteri che, possono creare un equilibrio che non lascia spazio agli agenti patogeni oppure, per alcuni di essi, di parassitizzare i patogeni . Un buon protocollo prevede l’utilizzo di una buona sostanza organica , magari anche liquida, utile per prolungare la vita media di questi microrganismi.   

  • Microrganismi

    Quando si approccia il mondo dei microrganismi la prima domanda che spesso ci si pone è:  “ Qual è il momento giusto per iniziare ad utilizzarli?”. Oggi ho pensato di iniziare un percorso di più puntate che parla di microrganismi e di sostanza organica. Due argomenti enormi che, negli ultimi anni, hanno visto un incremento del numero di studi, e del numero di soluzioni arrivate al mercato.

    Inizierò con un introduzione generale ai microrganismi per capire come e quando utilizzarli, parlerò di sostanza organica come alleato fondamentale dei microrganismi, parlerò di alcune esperienze dove li ho visti funzionare particolarmente bene.

    Ma torniamo alla domanda iniziale : qual è il momento giusto per utilizzarli ? Non ci sono dubbi, è adesso! A seconda del momento della stagione in cui ci troviamo andremo ad utilizzare microrganismi diversi ma ogni stagione, ad eccezione dell’inverno, richiede l’utilizzo di microrganismi. 

    Ma da dove cominciare? Esistono diversi tipi di microrganismi con diversi ruoli che funzionano in modo diverso durante tutta la stagione ma quello che è opportuno ricordare è che si tratta di un approccio biologica mediante l’utilizzo di sistemi naturali che sfruttano diversi gradi di competizione tra i vari organismi. Alcuni funghi o batteri riescono a parassitizzare o ad entrare in antagonismo con organismi patogeni oltre a migliorare sensibilmente il vigore della pianta 

    Uno dei contrasti microbici più efficienti è quello rappresentato dall’utilizzo del Trichoderma e di altri Rizobatteri con i quali è possibili limitare quasi del tutto il rischio di insorgenza di malattie.

    Batteri e funghi possono formare barriere intorno alle piante e prevenire l’invasione di agenti patogeni . Possono anche avere efficacia nel contenimento di ovature o larve, come ad esempio quelle di zanzara.

    Molti microrganismi benefici (Batteri) vengono definiti anche PGPR(Plant Growth promoting Rhizobacteria) e BCA batterici in quanto svolgono un’azione di difesa e stimolazione per la crescita armonica delle piante sfruttando al meglio le sostanze nutritive trasformate nel suolo. Le loro azioni nel terreno si possono riassumere quindi in:  

    • Antibiosi
    • La produzione di siderofori
    • Parassitismo e predazione
    • Competizione per lo spazio ed i nutrienti
    • Induzione di resistenza sistemica delle piante    

    Una delle domande più frequenti che mi vengono fatte è : ma cosa succedere quando irrigo? Nulla ! Va ricordato che i microrganismi non hanno problemi di dilavamento o diluizione una volta arrivati al terreno ma hanno comunque bisogno di un ambiente con la giusta presenza di luce, temperatura e sostanza organica .

    La sostanza organica sarà argomento del prossimo articolo ma è comunque importante ricordare che sua presenza è determinante ottenere dei risultati attraverso l’uso dei microrganismi. Se prendiamo , ad esempio, il mondo del verde sportivo, dove si fa abbondante utilizzo di sabbia nel topsoil, l’utilizzo dei microrganismi richiede delle strategie dedicate altrimenti si rischia di vanificarne l’efficacia. L’utilizzo di borlanda liquida, ad esempio, potrebbe essere valido alleato che ne promuove l’insediamento e, nelle irrorazioni successive, incentiva la sopravvivenza.

    In conclusione abbiamo visto che un buon uso dei microrganismi comporta: 

    • l’inibizione della crescita di diversi patogeni del terreno 
    • l’aumento delle resistenza allo stress 
    • il miglioramento dello sviluppo vegetativo 
    • la promozione dello sviluppo radicale 

    Non sono una soluzione particolarmente difficile ma richiede un po’ di studio ed una selezione di prodotti che mi abbiano una qualità costante nel tempo.

  • Estratti

    Concludiamo, il percorso sui Biostimolanti .

    Oggi parleremo di estratti, sebbene dal punto di vista normativo non siano inseriti all’interno dei biostimolanti. Questo perché, nel gergo comune, molti prodotti diversi da quelli classici vengono identificati come biostimolanti.

    Il mondo degli estratti è molto ampio e variegato, in quanto la materia prima, la modalità di estrazione e la tecnica di estrazione possono variare anche molto. Crediamo sia di facile intuizione, quindi, capire che la costanza delle caratteristiche del prodotto non è per nulla scontata. Se prendiamo, ad esempio, un estratto di legno, può cambiare molto da un’azienda all’altra.

    A cosa servono gli estratti per il tappeto erboso o per le piante ornamentali?

    Possono essere utili per:

    • potenziare la resistenza a stress come, ad esempio, siccità, ristagno idrico, elevate temperature, sbalzi termici, gelo,
    • stimolare i meccanismi di difesa naturale della pianta,
    • attivare meccanismi di difesa contro attacchi di insetti nocivi, funghi patogeni, batteri, virus.

    In conclusione quindi, tutti i biostimolanti sono una famiglia di prodotti di cui si parlerà molto nei prossimi anni ma non è per nulla scontato che lo stesso produttore riesca a garantire la costanza delle caratteristiche nel tempo e che un prodotto, apparentemente simile ad un altro, funzioni allo stesso modo.

    Pensiamo sia anche importante ricordare che devono essere inseriti in una strategia volta a contenere i costi e non semplicemente aggiungere un prodotto al protocollo di cura e nutrizione delle piante. Si  conosce ancora molto poco su tutti gli ambiti di applicazione di questi prodotti e quindi stiamo lavorando da qualche anno per consolidare le esperienze e riuscire a strutturare una proposta concreta selezionando i migliori prodotti del mercato.

  • Aminoacidi

    Prosegue il viaggio nel mondo dei biostimolanti. Nella scorsa uscita abbiamo parlato di acidi umici e fulvici.

    Oggi parliamo di aminoacidi.

    Gli amminoacidi possono essere utilizzati come integratori per migliorare la salute delle piante, inclusi i tappeti erbosi. Sono i mattoni costitutivi delle proteine e possono svolgere diverse funzioni benefiche per le piante, come stimolare la crescita, aumentare la resistenza allo stress e migliorare l’assorbimento dei nutrienti.

    Quando si utilizzano amminoacidi sui tappeti erbosi è possibile scegliere tra diverse opzioni. Alcuni prodotti contengono una miscela di amminoacidi derivati da fonti naturali, come piante o alghe marine.

    L’applicazione di amminoacidi sui tappeti erbosi può avere diversi benefici tra cui:

    1. Stimolazione della crescita: possono favorire la divisione cellulare e la crescita delle radici, aumentando l’assorbimento dei nutrienti e promuovendo lo sviluppo delle piante.

    2. Biosintesi proteica: sono i mattoni costitutivi delle proteine. Fornendo amminoacidi alle piante, si forniscono anche i precursori necessari per la sintesi delle proteine, che sono fondamentali per la crescita e lo sviluppo delle piante.

    3. Aumento della clorofilla: possono influenzare la biosintesi della clorofilla, il pigmento responsabile della fotosintesi. Un aumento della produzione di clorofilla può migliorare l’efficienza fotosintetica delle piante, consentendo loro di convertire più efficacemente l’energia solare in energia chimica.

    4. Stimolazione dell’assorbimento di nutrienti: possono migliorare l’assorbimento dei nutrienti essenziali, come azoto, fosforo, potassio e micronutrienti. Ciò può favorire una nutrizione equilibrata delle piante e prevenire carenze nutritive.

    5. Aumento della resistenza allo stress: possono aiutare le piante a superare lo stress abiotico (ad esempio siccità, temperature estreme) e biotico (ad esempio malattie, attacchi di parassiti) aumentando la loro resistenza e tolleranza.

    6. Regolazione ormonale: possono agire come precursori o attivatori di ormoni vegetali, come l’acido indolacetico (IAA) o l’acido abscissico (ABA). Questi ormoni svolgono un ruolo chiave nella crescita e nello sviluppo delle piante.

    Tuttavia, è importante notare che l’utilizzo di amminoacidi da solo potrebbe non essere sufficiente per mantenere un tappeto erboso sano ma il suo utilizzo deve rientrare all’interno di un protocollo di gestione integrato.

    In miscela con gli amminoacidi spesso vengono aggiunti carboidrati sui tappeti erbosi per accelerare il metabolismo della pianta. Non è consigliato l’utilizzo in dose piena in quanto  potrebbero aumentare la presenza di funghi o parassiti indesiderati. 

  • Acidi umici e fulvici

    Prosegue il viaggio nel mondo dei biostimolanti, dopo aver fatto una panoramica generale andiamo ad approfondire le singole famiglie. Oggi parliamo di acidi umici e fulvici. 

    Gli acidi umici e fulvici sono sostanze organiche che si trovano nel suolo, nella torba e in altre materie organiche decomposte. Sono considerati componenti importanti dell’humus, la frazione organica del suolo.

    Gli acidi umici sono una classe di composti macromolecolari che sono scuri o marroni e insolubili in acqua a pH neutro o alcalino. Sono prodotti dalla decomposizione parziale di materiale vegetale e animale e sono costituiti principalmente da acidi fulvici e acidi umici propriamente detti. Gli acidi fulvici sono la frazione solubile in acqua degli acidi umici e sono di colore giallo o giallo-marrone.

    Gli acidi umici e fulvici sono noti per svolgere diverse funzioni nel suolo e nelle piante. Agiscono come agenti chelanti, che possono legare minerali e oligoelementi e renderli disponibili per le piante. Inoltre, possono migliorare la struttura del suolo, aumentare la capacità di ritenzione dell’acqua e la capacità di scambio cationico, favorendo così l’assorbimento delle radici delle piante. Inoltre, possono stimolare l’attività microbica nel suolo, influenzando così la decomposizione della materia organica e la ciclizzazione dei nutrienti.

    Ma se sono naturalmente presenti nel suolo perché ne stiamo parlando? La domanda che sembra banale serve a puntualizzare che gli acidi umici, come tutti i biostimolanti, sono prodotti specifici che vanno utilizzati SOLO in determinate condizioni. 

    Gli acidi umici e fulvici risultano quindi importanti per quelle situazioni dove il suolo risulta povero di sostanza organica o con pH particolarmente alto. Trovano particolare efficacia se abbinati ad un apporto di sostanza organica.   

    Non tutti sanno che gli acidi umici possono essere utilizzati anche come sostanze per il trattamento delle foglie, ma il loro assorbimento attraverso le foglie stesse è limitato. Gli acidi umici sono principalmente impiegati come ammendanti del suolo o come componenti di fertilizzanti.

    Quando gli acidi umici vengono applicati sulle foglie, generalmente in forma di spray o soluzioni diluite, possono svolgere alcune funzioni benefiche. Ad esempio, possono migliorare l’assorbimento di alcuni nutrienti, stimolare l’attività fotosintetica, aumentare la resistenza alle malattie e migliorare l’efficienza dell’uso dell’acqua delle piante.

    Tuttavia, è importante sottolineare che l’assorbimento degli acidi umici attraverso le foglie è limitato rispetto all’assorbimento radicale. Le piante assorbono principalmente nutrienti attraverso le radici, dove gli acidi umici possono svolgere un ruolo più significativo. Inoltre, gli acidi umici sono solitamente più efficaci quando applicati al suolo, poiché possono interagire con i componenti del suolo e migliorarne le proprietà fisiche e chimiche.

    In generale, se si desidera utilizzare gli acidi umici per migliorare la salute delle piante, è consigliabile considerare l’applicazione al suolo come metodo principale. Tuttavia, l’applicazione fogliare può essere utilizzata come complemento per fornire nutrienti e promuovere la crescita delle piante, ma i risultati possono variare a seconda delle specie vegetali e delle condizioni ambientali.

  • Biostimolanti primi approfondimenti

    Biostimolanti primi approfondimenti

    Gestione del suolo, dell’acqua e delle temperature sono sicuramente strategiche al fine della prevenzione dalle malattie fungine, i biostimolanti possono essere un ulteriore alleato.

    Trattandosi di  prodotti relativamente recenti  si stanno facendo diverse esperienze e diversi studi per capire bene il corretto funzionamento e quindi il corretto utilizzo. 

    Essendo questo un tema ampio e complesso è interessante andare ad analizzare le varie sostanze cercando di dare delle indicazioni applicative che permettano di ottimizzare il risultato. 

    Andremo quindi a parlare di: 

    • Acidi umici e fulvici 
    • Carboidrati,proteine,aminoacidi 
    • Alghe
    • Microrganismi 
    • Estratti 

    Iniziamo quindi a riassumere il livello a cui agiscono : 

    gli acidi umici e fulvici ad esempio hanno un’azione sulle caratteristiche del terreno oltre a  un’azione detossificante sulla pianta permettendole quindi di resistere agli stress abiotici.    

    Carboidrati, proteine, amminoacidi e peptidi uniscono l’azione detossificante alla capacità di aumentare l’efficienza nell’utilizzo di N dalla pianta. Alcuni amminoacidi possono stimolare le difese della pianta. 

    Per quanto riguarda i composti a base algale possiamo dire che hanno un’azione importante che permette alla pianta di resistere a siccità, stress salini e calore. 

    Sui microrganismi sono stati scritti dei libri ma si può sintetizzare in azioni a livello del terreno, dell’apparato radicale e dell’apparato epigeo. 

    Gli estratti infine sono una moltitudine di prodotti che, a seconda della materia prima e della modalità di estrazione cambiano sensibilmente. Molto importante è anche l’azienda che li produce in quanto, solitamente, la struttura dell’azienda da qualche garanzia sulla costanza del prodotto nel tempo nel tempo. 

    Segnaliamo infine un interessante studio da cui abbiamo preso queste immagini che affronta più nel dettaglio i meccanismi di funzionamento delle singole categorie. 

    https://chembioagro.springeropen.com/articles/10.1186/s40538-017-0089-5#Sec2

  • Biostimolanti iniziamo dalle basi

    Sono anni che sentiamo parlare di biostimolanti come: estratti, idrolizzati proteici, alghe e microrganismi ma, nell’ultimo periodo, questa tipologia di prodotti ha assunto un ruolo strategico, in quanto è ormai chiaro che il “Green deal europeo” prevede una riduzione del 50% dei principi attivi che compongono i fitosanitari utilizzati all’interno della UE entro il 2030, oltre alla necessità di ridurre le perdite per lisciviazione dei fertilizzanti utilizzati in agricoltura.Questi due fattori, uniti alla necessità di tutela nei confronti della biodiversità, spiegano il motivo per cui è importante, e lo sarà sempre di più, iniziare a familiarizzare con i biostimolanti.

    Per fare questo, proviamo a riepilogare in che modo il regolamento CE 2019/1009, entrato in vigore il 16 luglio 2022, li identifica e li regola.

    La definizione ufficiale dice che:

    “Biostimolante delle piante è qualunque prodotto che stimola i processi nutrizionali delle piante indipendentemente dal suo tenore di nutrienti, con l’unica finalità di migliorare una o più delle seguenti caratteristiche della pianta o della rizosfera della pianta:

    ● efficienza dell’uso dei nutrienti;

    ● tolleranza allo stress abiotico;

    ● caratteristiche qualitative;

    ● disponibilità di nutrienti confinati nel suolo o nella rizosfera”.

    Questi prodotti sono divisi in biostimolanti microbici, costituiti da uno o più microrganismi, e non microbici con azione sul suolo (funghi micorrizici ed estratti umici) o sulla pianta (idrolizzati proteici ed enzimatici, estratti di erba medica, alghe e melasso).

    La scelta quindi del prodotto giusto risulta ulteriormente complicata dalla capacità del produttore di mantenere costante le caratteristiche del prodotto, di produrre dei test comparati, (necessari per quanti decidono di rispettare la normativa CE), oggi non ancora obbligatoria in Italia.

    Veniamo ora all’aspetto applicativo: l’ormai prossimo risveglio vegetativo può richiedere l’intervento di biostimolanti che incentivano l’attività batterica del suolo, con conseguente migliore disponibilità di elementi nutritivi per la pianta.

  • SOS acqua arrivano gli agenti umettanti

    SOS acqua arrivano gli agenti umettanti

    Siccità, mancanza d’acqua, stress ambientali, sono temi ormai quotidiani con i quali dobbiamo fare i conti. In precedenza abbiamo parlato di quanto fosse importante lavorare sulla struttura del terreno, per ridurre i fenomeni di dilavamento, utliizzando zeoliti, biochar o comunque acidi umici. Oggi parliamo del ruolo degli agenti umettanti in ottica di ottimizzazione delle risorse idriche. 

    Gli agenti umettanti sono dei tensioattivi biodegradabili di diversa natura che hanno influenza sul movimento della soluzione circolante all’interno del terreno. ICL è l’azienda presente sul mercato con la gamma più ampia essendo coinvolta in diversi settori. Parliamo di florovivaismo, verde sia ornamentale che sportivo e agricoltura.

    A questo punto credo sia evidente che gli agenti umettanti non sono tutti uguali ma quali sono le variabili da considerare per il prodotto adatto? 

    La prima valutazione da fare è sulla natura del terreno: possiamo parlare di substrato per il florovivaismo, terreno per un tappeto erboso ornamentale o sportivo oppure per una coltivazione in pieno campo.

    Nel primo caso , il substrato per il florovivaismo, la famiglia di prodotti da utilizzare è H2Gro nella versione liquida o granulare riduce l’idrofobia del substrato migliorando la distribuzione dell’acqua e dei nutrienti su tutto il vaso. Credo sia opportuno ricordare che la differenza tra questo e altri prodotti è dovuta al fatto che il substrato utilizzato diventa naturalmente idrofobo quando un terreno di coltivazione o sportivo lo diventa semplicemente per problemi di compattamento. Riepilogando, con l’utilizzo di H2Gro andremo a: 

    • Migliorare la distribuzione dell’acqua in tutto il vaso (diminuendo le zone secche anche nei vasi con substrato “vecchio”);
    • Migliorare il drenaggio evitando aree eccessivamente umide;
    • Ottimizzare l’assorbimento dei nutrienti grazie alla migliore distribuzione dell’acqua

    La seconda famiglia è quella dell’ H2Pro,da utilizzare sul tappeto erboso, ideale per contenere le macchie idrofobiche e massimizzare gli effetti dell’acqua applicata. Si divide in 5 formulazioni diverse : TriSmart, AquaSmart, FlowSmart, DewSmart e Conserve Granule. 

    TriSmart: contiene 3 diversi surfattanti con azione di contrasto alle macchie idrofobiche e miglioramento della penetrazione dell’acqua andando quindi ad efficientare l’apparato radicale.

    AquaSmart: è una formulazione adatta per l’utilizzo su grandi superfici con basso dosaggio, rallenta l’asciugatura, permette una veloce reidratazione fornendo un’eccellente durata . 

    FlowSmart: promuove la penetrazione dell’acqua ed efficienta il drenaggio. Permette un’asciugatura superficiale più veloce in condizioni di umidità ed ha effetto residuale tra le applicazioni. Asciuga quindi la superficie mantenendo la giusta umidità nel terreno. 

    DewSmart: ideale per la gestione dell’acqua presente sulle lamine fogliari. Chi si occupa di verde sportivo conosce bene il problema dato che la rugiada rende umida la superficie di gioco e promuove lo sviluppo di patologie fungine 

    Conserve Granule: un prodotto tecnico, in formato granulare, che ha sia un’azione preventiva che curativa delle macchie idrofobiche, agisce in profondità non limitandosi alla superficie, riduce il fabbisogno irriguo. 

    H2Flo infine è un prodotto unico per l’agricoltura professionale in miscela di tensioattivi non ionici che, distribuita al terreno, promuove una maggiore traslocazione e persistenza dell’acqua. Questo permette di attuare piani d’irrigazione più efficienti, ridurre le quantità d’acqua e migliorare la resa.

  • Gestione del suolo

    La salute delle piante parte dal terreno, l’abbiamo sentito dire molte volte…eppure la gestione corretta del suolo è tutt’altro che semplice.

    Un terreno, o un substrato, in buona salute è sicuramente la chiave per prevenire problemi legati alla coltura, che sia un tappeto erboso, una produzione floricola, vivaistica o anche agricola.

    Detta così a molti può sembrare una banalità manella maggior parte dei casi, quando si parla di terreno/substrato andiamo a considerare la nutrizione minerale senza prendere in considerazione la struttura, la componente organica e microbica.

    Gli ultimi due aspetti (componente organica e microbica), soprattutto nella gestione del tappeto erboso, possono addirittura avere un’accezione negativa, in quanto vengono considerati come potenziali vettori per agenti patogeni ma, nel momento in cui si impara a gestirli correttamente, sono degli alleati fondamentali nel mantenere costante la salute della nostra pianta, qualunque essa sia.

    Oggi vogliamo concentrarci sulla struttura che, a nostro avviso, è l’elemento che una volta modificato dà origine a diverse problematiche.

    Il calpestio di un manto erboso, il tempo, o un substrato scadente, tendono a chiudere i micropori naturalmente presenti nel terreno, creando quindi problemi di compattamento, ristagni e asfissia radicale e modificando, di conseguenza, la componente microbica presente nel terreno.

    Crediamo sia facile immaginare quindi che, oltre ad uno stress sulla pianta, si creino le condizioni per lo sviluppo di patogeni fungini che vanno a colpire le radici.

    Che fare quindi per cercare di prevenire o risolvere questo problema?

    Da diversi anni si parla di zeolite e, da qualche anno, di biochar ma pochi realmente li sanno usare correttamente.

    La zeolite che si mescola al substrato ha una granulometria mediamente più grossolana rispetto a quella usata per il tappeto erboso ma entrambe hanno le stesse finalità:

    ● incentivare lo scambio cationico,

    ● mantenere il livello di ossigeno a livello radicale costante nel tempo,

    ● stabilizzare la struttura del terreno,

    ● conservare, all’interno della sua struttura a “spugna” la soluzione circolante,

    ● creare quindi l’ambiente ottimale per lo sviluppo dei microrganismi all’interno della sua struttura.

    Queste sue caratteristiche, unite alla sua composizione minerale, richiedono l’abbinamento di carbonio e azoto organico con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della flora microbica al suo interno.

    Il biochar invece, seppur con caratteristiche molto simili alla zeolite, si caratterizza per una matrice con oltre il 60% di carbonio organico, una composizione di azoto variabile in funzione della materia prima ed un pH decisamente alcalino.

    In conclusione: inserire uno dei due ammendanti all’interno delle attività manutentive o produttive, è sicuramente molto interessante e utile anche in un’ottica di ottimizzazione della gestione dell’acqua e dei nutrienti che diamo al terreno.

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