Gestione del suolo

La salute delle piante parte dal terreno, l’abbiamo sentito dire molte volte…eppure la gestione corretta del suolo è tutt’altro che semplice.

Un terreno, o un substrato, in buona salute è sicuramente la chiave per prevenire problemi legati alla coltura, che sia un tappeto erboso, una produzione floricola, vivaistica o anche agricola.

Detta così a molti può sembrare una banalità manella maggior parte dei casi, quando si parla di terreno/substrato andiamo a considerare la nutrizione minerale senza prendere in considerazione la struttura, la componente organica e microbica.

Gli ultimi due aspetti (componente organica e microbica), soprattutto nella gestione del tappeto erboso, possono addirittura avere un’accezione negativa, in quanto vengono considerati come potenziali vettori per agenti patogeni ma, nel momento in cui si impara a gestirli correttamente, sono degli alleati fondamentali nel mantenere costante la salute della nostra pianta, qualunque essa sia.

Oggi vogliamo concentrarci sulla struttura che, a nostro avviso, è l’elemento che una volta modificato dà origine a diverse problematiche.

Il calpestio di un manto erboso, il tempo, o un substrato scadente, tendono a chiudere i micropori naturalmente presenti nel terreno, creando quindi problemi di compattamento, ristagni e asfissia radicale e modificando, di conseguenza, la componente microbica presente nel terreno.

Crediamo sia facile immaginare quindi che, oltre ad uno stress sulla pianta, si creino le condizioni per lo sviluppo di patogeni fungini che vanno a colpire le radici.

Che fare quindi per cercare di prevenire o risolvere questo problema?

Da diversi anni si parla di zeolite e, da qualche anno, di biochar ma pochi realmente li sanno usare correttamente.

La zeolite che si mescola al substrato ha una granulometria mediamente più grossolana rispetto a quella usata per il tappeto erboso ma entrambe hanno le stesse finalità:

● incentivare lo scambio cationico,

● mantenere il livello di ossigeno a livello radicale costante nel tempo,

● stabilizzare la struttura del terreno,

● conservare, all’interno della sua struttura a “spugna” la soluzione circolante,

● creare quindi l’ambiente ottimale per lo sviluppo dei microrganismi all’interno della sua struttura.

Queste sue caratteristiche, unite alla sua composizione minerale, richiedono l’abbinamento di carbonio e azoto organico con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della flora microbica al suo interno.

Il biochar invece, seppur con caratteristiche molto simili alla zeolite, si caratterizza per una matrice con oltre il 60% di carbonio organico, una composizione di azoto variabile in funzione della materia prima ed un pH decisamente alcalino.

In conclusione: inserire uno dei due ammendanti all’interno delle attività manutentive o produttive, è sicuramente molto interessante e utile anche in un’ottica di ottimizzazione della gestione dell’acqua e dei nutrienti che diamo al terreno.

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